Mont Ventoux (Bédoin)


  • 22 km

    Distance

  • 316 m

    Min height

  • 1897 m

    Max height

  • 1581 m

    Δ height

  • Road

  • Rest

  • Effort

  • Fame



Una storia nata quasi 700 anni fa: era infatti l'anno 1336 quando per la prima volta un uomo esplorò la desolata cima del Mont Ventoux. Non era un escursionista, nemmeno un alpinista o tanto meno un ciclista. Era uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, con la grande passione per la montagna: quest'uomo si chiamava Francesco Petrarca, il quale descrisse in una poesia questo luogo come arido, deserto ed inospitale. La montagna fu poi quasi dimenticata, se non dai libri di letteratura. Nel luglio del 1951, 615 anni dopo Petrarca, fu il Tour de France a riscoprirla, e da allora furono epiche battaglie, giorni di gloria e, purtroppo, anche giorni tragici.

Conquistarlo non è cosa semplice: la lunghezza supera i 20 Km, le pendenze, a parte i primi 7 Km, superano spesso il 10%, i rettilinei non finiscono mai, ma soprattutto c'è sempre un nemico in agguato che può fare la sua comparsa in qualsiasi momento, in particolare nelle ore centrali della giornata. Nei caldi pomeriggi estivi infatti, il Maestrale può flagellare la vetta della montagna, soffiare anche raffiche improvvise fino a 160 Km/h e far precipitare drasticamente la temperatura dagli anche oltre 30 gradi fino a sprofondare sotto lo zero.

La vetta è visibile anche a decine di chilometri di distanza, inconfondibile per la forma piramidale e per la mancanza assoluta di vegetazione.
La salita inizia dalla piazza principale di Bédoin, arrivando da sud si svolta a destra seguendo le chiare indicazioni per il Mont Ventoux. Una striscia di cubetti di porfido indica l'inizio esatto dell'ascesa. Mancano oltre 22 Km. Si attraversa un falsopiano di circa 1 Km, quindi si svolta a sinistra seguendo ancora le indicazioni. I primi 7 Km non presentano alcuna difficoltà e possono essere tranquillamente utilizzati per un buon riscaldamento. E' importante non lasciarsi prendere troppo la mano in questo tratto ed evitare inutili sforzi, poiché potrebbero essere pagati cari nei chilometri successivi. In questi primi chilometri ci troviamo ancora in aperta campagna, e possiamo sempre scorgere la sagoma della montagna alla nostra sinistra. L'impressione è quella di essere ai piedi di un mostro che cerca di respingerci in tutte le maniere possibili. Si attraversano tre frazioni abitate di Bédoin: Sainte Colombes, Les Burns e infine Saint Estève, dopo circa 7 Km di ascesa tutto sommato più che abbordabile. Bisogna però segnarsi bene questo nome: Saint Estève. Superata l'ultima casa, ci attende un breve falsopiano, quindi una svolta secca a sinistra: questo è il famoso "virage de Saint Estève", una rampa al 15% che ci porta nel bosco. I 10 Km successivi sono quelli più impegnativi di tutta la salita, le pendenze sono costantemente intorno al 10%, tuttavia gli alberi ci tengono compagnia per tutti questi chilometri e oltre a garantirci la tanto gradita ombra, ci nascondono alla vista la terribile sagoma della montagna.

Per fortuna la pendenza, per quanto impegnativa, è sempre abbastanza regolare, basta trovare il proprio ritmo e si riesce a superare questi 10 Km molto difficili. Ci sia avvicina così al ristorante Chalet Reynard, dove la strada si incontra con quella che sale da Sault de Vaucluse. Ed è proprio qui che i ciclisti avvertono come una strana sensazione, simile a quella che si prova tutte le volte che una salita sta per terminare, ma con la consapevolezza che la realtà non è proprio quella: la strada si fa meno ripida ed esce allo scoperto, si attraversa un breve falsopiano e sembra che le sofferenze siano finalmente finite. Davanti a noi c'è il ristorante e sulla destra il bivio per Sault; la strada invece procede a sinistra compiendo una lunga curva intorno al piazzale e proprio sul più bello riprende progressivamente a salire. Si supera una piccola rampa di 500 metri, curva a destra e improvvisamente appare qualcosa di tanto spettacolare quanto infernale. Il bosco sparisce improvvisamente dietro di noi per lasciare spazio ad un'immensa distesa di pietre arse dal sole e battute dal forte vento. Davanti a noi c'è solo la vetta, l'antenna della stazione televisiva e la torre dell'osservatorio meteo. E poi solo e soltanto il deserto. Mancano ancora quasi 6 Km, ed ora tra il ciclista e la vetta c'è sempre in agguato il pericolo di un ospite sgradito. Le pendenze tornano su valori intorno all'8-9%, superando in alcuni tratti anche il 10%. Stiamo percorrendo la distesa del Col des Tempetes. La vetta comincia ad avvicinarsi. Superato il bivio per l'eliporto ci attende un'ultima rampa al 12%, che passa proprio sotto l'osservatorio. Mancano solo 150 metri, un tornante a destra (è l'unico che si incontra in tutta la salita) anticipa l'ultimo strappo che porta al piazzale. Il gigante ormai è finito sotto i nostri piedi e ora non ci resta che osservare la montagna dall'alto e goderci la soddisfazione di aver domato una salita che per molti è solo un sogno proibito.


A story that began nearly 700 years ago: it was in fact the year 1336, when for the first time a man explored the desolate summit of Mont Ventoux. It was not a hiker, not a mountain climber or even a cyclist. It was one of the greatest poets of all time, with great passion for the mountains: this man's name was Francesco Petrarca, who described it in a poem this place as arid, desert and inhospitable. The mountain was then almost forgotten, if not from the books of literature. In July 1951, 615 years after Petrarch, was the Tour de France to discover it, and then they were epic battles, glory days and, unfortunately, tragic days.

Conquer is not a simple thing: the length exceeds 20 Km, slopes, except for the first 7 Km, often exceed 10%, the straights never end, but above all, there is always an enemy lurking that can make its appearance at any time, in particular in the central hours of the day. In the hot summer afternoons in fact, the Mistral can beat the top of the mountain, blow sudden gusts of up to 160 Km/h and the precipitate drastically the temperature by even more than 30 degrees up to sink below zero.

The peak is also visible to tens of kilometres away, with its unmistakable shape of a pyramid, and for the complete lack of vegetation.
The climb starts from the main square of Bédoin, coming from the south turn right and follow the clear directions to the Mont Ventoux. A strip of porphyry cubes indicates the exact start of the ascent. Missing more than 22 Km. It crosses a slight slope of about 1 Km, then turn left and follow the signs. The first 7 Km do not present any difficulty, and can safely be used for a good warm-up. It is important not to take too much in this section and to avoid unnecessary efforts, since they could be paid dear in kilometres later. In these first few miles, we are still in the open country, and we can always see the shape of the mountain to our left. The impression is that of being at the feet of a monster that seeks to drive us back in all the possible ways. You go through three hamlets inhabited Bédoin: Sainte Colombes, Les Burns, and finally Saint Estève, after about 7 Km climb all in all, affordable. We must, however, mark this well name: Saint Estève. Once past the last house, waits for a short slight, then a turn dry to the left: this is the famous "virage de Saint Estève", a ramp to 15%, which leads us into the forest. The 10 Km following are the most challenging of the whole climb, the slopes are consistently around 10%, however, the trees keep us company for all these miles and beyond to ensure that we are a much welcome shadow, we hide from the sight of the terrible shape of the mountain.

Fortunately, the climb, however challenging, is always fairly regular basis, you just have to find your own rhythm, and you are unable to overcome these 10 Km, very difficult. There is thus closer to the restaurant Chalet Reynard, where the road meets up with the one that rises from Sault-de-Vaucluse. And it is precisely here that cyclists perceive it as a strange feeling, like the one that you try all of the times that a climb is about to end, but with the awareness that reality is not just that: the road is less steep and out in the open, you have to cross a short slight, and it seems that the suffering is finally over. In front of us there is the restaurant and on the right the road to Sault; the road instead proceeds to the left, making a long curve around the square and right on the most beautiful resumes gradually to rise. You pass a small ramp of 500 meters, the curve to the right and suddenly see something as spectacular as it is in hell. The forest disappears suddenly, behind us, to leave space for a huge expanse of stones, burned by the sun, and beaten by the strong wind. In front of us there is only the top, the antenna of the television station and the tower of the observatory weather. And then only the desert. Still nearly 6 Km, and now between the cyclist and the top there is always the lurking danger of an unwelcome guest. The slopes and return to values around 8-9%, exceeding in some parts of the 10%. We are covering the expanse of the Col des Tempetes. The top begins to approach. After passing the junction to the heliport awaits us in the last ramp to 12%, which passes just below the observatory. There are only 150 metres away, a hairpin bend to the right (it is the only one that meets throughout the climb) anticipates the last tear that leads to the square. The giant is now finished under our feet, and now it remains for us to observe the mountain from the top and enjoy the satisfaction of having tamed the climb, which for many is just a dream.

Map/Elevation

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